Codice etico

  • Premessa:

Il presente Codice etico è diretto a garantire, promuovere, realizzare e tutelare, nel generale interesse, il corretto operato dell’Associazione ParamitaLab a.p.s. e la conseguente considerazione nei confronti della collettività, dello Stato, dell'opinione pubblica e in genere di tutti quei soggetti che, direttamente o indirettamente, stabilmente o temporaneamente, instaurino, a qualsiasi titolo, rapporti di collaborazione con l’Associazione. Per il raggiungimento di tali fini e di quelli statutari, l’Associazione ParamitaLab a.p.s. si impegna a seguire e a segnalare ai propri associati le seguenti modalità di condotta e di operato.

Non va visto solo con un valore disciplinare,  esso è la carta d’identità di ParamitaLab e una guida che orienta e rassicura, il cui scopo è quello di fare il nostro lavoro in modo etico, in modo corretto ed efficiente.

Sappiamo che il codice etico è la base sulla quale dobbiamo lavorare e quindi non lo consideriamo una competenza, ma il pilastro su cui viene costruito il nostro agire. ​

Quindi il codice etico ha due scopi: riconoscersi e farsi riconoscere.

Il codice deontologico crea una coscienza collettiva tra i professionisti appartenenti a ParamitaLab, però ha anche la funzione sociale di rinforzare l’immagine pubblica di ParamitaLab e i suoi professionisti.

Ci sono quattro finalità ispiratrici:

  1. La tutela degli interlocutori (regole di correttezza professionale):

    1. riservatezza,

    2. non trarre vantaggi economici,

    3. dare la corretta informazione.

  2. La tutela del professionista nei confronti dei colleghi (regole di solidarietà e colleganza):

    1. non  appropriarsi dei prodotti del pensiero dei colleghi,

    2. non dare pubblicamente giudizi negativi a proposito della formazione e della competenza di altri professionisti.

    3. La tutela del gruppo professionale (regole di decoro, dignità e autonomia):

    4. decoro, dignità della professione,

  3. autonomia nei confronti di altre professioni,

    1. Richiesta di segnalare i casi di abusivismo.

  4. La responsabilità nei confronti della società (regole sul dovere di utilizzare le conoscenze sul essere umano per promuovere il benessere dell’individuo, del gruppo e della comunità):

    1. Impegno di utilizzare le conoscenze sul essere umano per promuovere il benessere dell’individuo, del gruppo e della comunità.

 

Questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso quattro impulsi guida che ispirano il nostro agire professionale:

  1. Meritare la fiducia ovvero professione come servizio.

  2. Possedere una competenza adeguata a rispondere alla domanda che ci pongono: questo implica la conoscenza dei propri limiti nel sapere e nel saper fare, cui conseguenza è il rifiuto a compiere atti professionali per i quali si ritiene di essere inadeguati.

  3. Usare in modo equo il proprio potere: le conoscenze che appartengono al professionista di ParamitaLab lo pongono in una posizione asimmetrica rispetto l’interlocutore. Tale asimmetricità va gestita dal professionista in modo equo senza averne benefici, ma sfruttarla per il raggiungimento del benessere dell’interlocutore (facilitare, accompagnare, tenere lo spazio, supervisare, formare, sollecitare la trasformazione).

  4. Mantenere l’autonomia professionale: la propria e dei colleghi nei confronti nei confronti di altre figure professionali.

 

Articolo 1:

Il presente Codice Etico stipulato dai soci al fine di regolamentare eticamente i rapporti tra di essi e tra l’Associazione e i propri interlocutori. Esso è anche lo strumento che regolamenta il comportamento dei singoli e delle associazioni aderenti al fine di garantire i profili valoriali e d’immagine dell’Associazione stessa e il suo buon nome. L'appartenenza all’Associazionedon ParamitaLab a.p.s. implica l'osservanza della normativa giuridica generale vigente nonché l'accettazione del presente Codice Etico. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui i rapporti o le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.

Articolo 2:  

I Membri dell’Associazione devono essere ispirati da principi di correttezza, libertà, democrazia, dialogo, coerenza, trasparenza ed equità nonché da motivazioni culturali universali e da condotta leale ed etica.

Articolo 3:

Per il raggiungimento di tali fini e di quelli statutari, l’Associazione si impegna a seguire e a segnalare ai propri associati le seguenti modalità di condotta e di operato:

  1. Fare ciò che si dice e dire ciò che si fa: l’Associazione si impegna ad operare in modo chiaro, coerente e trasparente nelle azioni che deve realizzare per raggiungere i fini statutari. Le attività e i risultati posti in essere attraverso l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e culturali dell’Associazione devono essere resi noti alla collettività.

  2. Sforzarsi di comprendere per poter agire e partecipare solo a ciò che si conosce: l’Associazione promuove, valorizza e partecipa a progetti, azioni, iniziative ecc., anche di altri soggetti in linea con i fini contemplati nel proprio statuto. L’Associazione dialoga attivamente con i sigoli individui, le Istituzioni e con le organizzazioni della società civile e fornisc, ove possibile, pareri ed apporti professionali per il perseguimento di obiettivi comuni.

  3. Usare un linguaggio chiaro come mezzo di dialogo: la verità e l’onestà rappresentano i principi fondamentali di tutte le attività dell’Associazione e costituiscono valori essenziali della gestione organizzativa interna tra i soci e tra questi e l’esterno. I rapporti con portatori di interessi quali Enti, Istituzioni, Movimenti ecc., sono improntati a criteri e comportamenti di correttezza, collaborazione, lealtà e reciproco rispetto. L’azione e le relazioni dei soci devono mirare alla creazione di un ambiente improntato al dialogo generativo, al rispetto delle diversità e delle leggi, alla cura della persona, alla reciproca tolleranza, a corrette relazioni interpersonali, all’educazione nel confronto, all’apertura e alla crescita a 360 agrdi di ciascuno. Inoltre, l’Associazione nell'ambito della propria funzione informativa, formativa, culturale, sociale, economica, non potrà subire condizionamenti di nessun tipo da eventuali finanziatori. Il Comitato garantisce che le risorse umane e finanziarie siano reperite in maniera trasparente, etica, professionale e utilizzate secondo i metodi della buona e sana gestione.

  4. Intendere il potere come responsabilità verso gli altri e non come privilegio per sé stessi: L’Associazione è consapevole che il confronto tra i soci e tra questi e gli interlocutori, nonché lo sviluppo delle proprie azioni ed iniziative, deve mirare a sviluppare e incrementare il senso di responsabilità individuale e collettivo. Attraverso il “fare responsabile” le persone potranno proseguire nel loro percorso verso la capacità di accogliere il proprio futuro e rendere conto, a sé stesse e agli altri, delle proprie azioni. Questo principio riguarda la promozione delle capacità di riconoscersi come autori/attori del proprio percorso di vita e, sulla base di questa consapevolezza, di agire le proprie scelte. Su queste basi il l’Associazione si impegna ad operare nel rispetto delle comunità locali e nazionali, sviluppando iniziative che sappiano coniugare l’interesse dei singoli e della collettività, nell’ottica di contribuire al miglioramento della qualità della vita nei territori su cui è attivo in un’ottica di ecosistemica sostenibilità.

  5. Riconoscere e sostenere le capacità delle persone e delle comunità locali di affrontare i propri problemi e di organizzarsi per rispondervi: l’Associazione riconosce la centralità del’individuo rifiutando discriminazioni di razza, di genere, di nazionalità, di religione, di lingua o politica. L’Associazione si impegna ad operare nel rispetto delle comunità locali, nazionali ed internazionali, sviluppando iniziative che sappiano coniugare l’interesse dei singoli e della collettività, nell’ottica di contribuire alla costruzione di comunità di libero pensare ed agire nonché al miglioramento della qualità della vita. La gestione delle risorse umane è improntata al rispetto della personalità e della professionalità di ciascuna di esse, in un quadro giuridico appropriato, nonché a relazioni leali e di fiducia con particolare riguardo alle pari opportunità.

  6. Lasciare i territori, le comunità locali e i luoghi dove si opera migliori di come li si è trovati: “L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro”. (Harlem Brundtland 1987) L’Associazione orienta le sue azioni e i progetti intrapresi nonché le relazioni e i contatti con i propri interlocutori in grado di offrire a tutti le medesime possibilità. Le dinamiche economiche e sociali -che mirano alla costruzione di una comunità generativa e creativa-, educative e sane devono essere compatibili –eticamente e politicamente- con il miglioramento delle condizioni di vita e la capacità delle risorse naturali di riprodursi in maniera indefinita. L’Associazione mira a promuovere, favorire e tutelare una governance capace di garantire una interconnessione completa ed equilibrata tra economia, società e ambiente.

Articolo 4:

L’Associazione accetta unicamente condizioni di lavoro che non compromettano la sua autonomia professionale ed il rispetto delle norme del presente codice e salvaguarda la propria autonomia nella scelta dei metodi, delle tecniche e dei dispositivi, nonché della loro utilizzazione; è perciò responsabile della loro applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni ed interpretazioni che ne ricava. 

Articolo 9:

Nella sua attività di ricerca il facilitatore è tenuto ad informare adeguatamente i soggetti in essa coinvolti al fine di ottenerne il previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status scientifico e professionale del ricercatore ed alla sua eventuale istituzione di appartenenza. Egli deve altresì garantire a tali soggetti la piena libertà di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il consenso stesso. Nell’ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su taluni aspetti della ricerca stessa, il facilitatore ha l’obbligo di fornire comunque, alla fine della prova ovvero della raccolta dei dati, le informazioni dovute e di ottenere l’autorizzazione all’uso dei dati raccolti. Per quanto concerne i soggetti che, per età o per altri motivi, non sono in grado di esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere dato da chi ne ha la potestà genitoriale o la tutela, e, altresì, dai soggetti stessi. Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed all’anonimato.

Articolo 10:

Quando le attività hanno ad oggetto il comportamento degli animali, il facilitatore si impegna a rispettarne la natura ed a evitare loro sofferenze.

Articolo 11:

Il facilitatore è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, né informa circa le prestazioni professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le ipotesi previste dagli articoli seguenti.

Articolo 12:

Il facilitatore si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Il facilitatore può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela del benessere integrale ed eco-centrato dello stesso.

Articolo 13:

Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, il facilitatore limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela del benessere del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.

Articolo 14: Il facilitatore, nel caso di intervento su o attraverso gruppi, è tenuto ad in informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano tale intervento. È tenuto altresì ad impegnare, quando necessario, i componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla riservatezza.

Articolo 15: Nel caso di collaborazione con altri soggetti parimenti tenuti al segreto professionale, il facilitatore può condividere soltanto le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di collaborazione.

Articolo 16: Il facilitatore redige le comunicazioni scientifiche, ancorché indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l’anonimato del destinatario della prestazione.

Articolo 17: La segretezza delle comunicazioni deve essere protetta anche attraverso la custodia e il controllo di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che riguardino il rapporto professionale. Tale documentazione deve essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto da norme specifiche. Il facilitatore deve provvedere perché, in caso di sua morte o di suo impedimento, tale protezione sia affidata a ParamitaLab. Il facilitatore che collabora alla costituzione ed all’uso di sistemi di documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti interessati.

Articolo 18: In ogni contesto professionale il facilitatore deve adoperarsi affinché sia il più possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del cliente e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi.

Articolo 19: Il facilitatore che presta la sua opera professionale in contesti di selezione e valutazione è tenuto a rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza, qualificazione o preparazione, e non avalla decisioni contrarie a tali principi.

Articolo 20: Nella sua attività di docenza, di didattica e di formazione il facilitatore stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l’interesse per i principi deontologici, anche ispirando ad essi la propria condotta professionale.

Articolo 21: L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati ai facilitatori di ParamitaLab a persone estranee alla formazione stessa costituisce violazione deontologica grave. Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche di ParamitaLab. Sono specifici di ParamitaLab tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti di ParamitaLab. È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio di ParamitaLab e ai tirocinanti.

Rapporti con l’utenza e con la committenza.

Articolo 22: Il facilitatore adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi.

Articolo 23 : Il facilitatore pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera.Tale compenso non può essere condizionato all’esito o ai risultati dell’intervento professionale.

Articolo 24: Il facilitatore, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce all’individuo, al gruppo, all’istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato. Se la prestazione professionale ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata.

Articolo 25: Il facilitatore non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone. Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, il professionista è tenuto a regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela del benessere dei soggetti.

Articolo 26: Il facilitatore si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte. Il facilitatore evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l’efficacia.

Articolo 27 : Il facilitatore valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto professionale quando constata che l’utente non trae alcun beneficio e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento delle sedute. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.

Articolo 28: Il facilitatore evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale di ParamitaLab . Costituisce grave violazione deontologica instaurare relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale nel corso del rapporto professionale. Allo facilitatore è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Il facilitatore non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.

Articolo 29: Il facilitatore può subordinare il proprio intervento alla condizione che il paziente si serva di determinati presidi, istituti o luoghi di cura soltanto per fondati motivi di natura scientifico-professionale.

Articolo 30: Nell’esercizio della sua professione al facilitatore è vietata qualsiasi forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali.

Articolo 31: Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela. Il facilitatore che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

Articolo 32: Quando il facilitatore acconsente a fornire una prestazione professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario della prestazione stessa, è tenuto a chiarire con le parti in causa la natura e le finalità dell’intervento.

  • Rapporti con i colleghi

Articolo 33:

I rapporti fra gli facilitatori devono ispirarsi al principio del rispetto reciproco, della lealtà e della colleganza.

Articolo 34:

Il facilitatore si impegna a contribuire allo sviluppo delle discipline di ParamitaLab e a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale.

Articolo 35:

Nel presentare i risultati delle proprie ricerche, il facilitatore è tenuto ad indicare la fonte degli altrui contributi.

Articolo 36:

Il facilitatore si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale. Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a sottrarre clientela ai colleghi. Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, il facilitatore è tenuto a darne tempestiva comunicazione a ParamitaLab.

Articolo 37:  

Il facilitatore accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze. Qualora l’interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, il facilitatore propone la consulenza ovvero l’invio ad altro collega o ad altro professionista.

  • Rapporti con la società

Articolo 39:

Il facilitatore presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.

Articolo 40:

Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di pubblicità, il facilitatore non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela. In ogni caso, può essere svolta pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio. Il messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di serietà scientifica ed alla tutela dell’immagine di ParamitaLab. La mancanza di trasparenza e veridicità del messaggio pubblicizzato costituisce violazione deontologica.

  • Norme di attuazione

 

Articolo 41:

Chi si disimpegni a nome dell’Associazione è tenuto a seguire le regole della legge del paese in cui pratica il suo intervento, dando priorità alle sue disposizioni sulle norme interne dell’Associazione a cui ha aderito.

Articolo 42:

Il Codice etico è approvato dall’Assemblea dei soci, previo parere del Coordinamento, a maggioranza dei voti, e deve essere pubblicato sul sito web. Esso è consegnato ed implicitamente approvato da ogni socio che chiede di aderire all’Associazione ParamitaLab a.p.s. e ne assicura l’osservanza e la promozione. Per mantenere intatta la sua efficacia il Codice Etico, su impulso dell’Associazione, dei soci o degli interlocutori privilegiati dell’Associazione stessa, può essere rivisitato e modificato a intervalli regolari. Ogni aggiornamento, modifica o aggiunta al presente Codice Etico, deve essere approvata dall’Assemblea dei soci. Il presente codice etico entra in vigore il giorno stesso della sua approvazione da parte dell’Assemblea dei soci.

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