Dia-logos o l'attraversamento reciproco



Se c'è qualcosa che è stato oggetto di analisi nella storia dell'uomo, la sua evoluzione e il progresso della cultura è stata la nascita del logos, di un pensiero capace di conoscere le proprie capacità, di raggiungere sia la conoscenza delle cause delle cose, sia la riflessione sull'esperienza della vita dell'essere umano stesso. Successore ed erede dell'antico mito, la cui natura si realizzava come modo di pensare e di raccontare il mondo, il logos rappresenta intellettualmente, con la forza dell'astrazione e del ragionamento, e allo stesso tempo è, per l'uomo, la possibilità di conoscere se stesso: infatti, attraverso di esso, è stato compiuto il passo fondamentale nella trasformazione dell'esperienza umana, proprio come Socrate l'ha coniato: conoscere se stessi; senza il logos, quella conoscenza di se stessi non avrebbe avuto luogo. Ciò che è misterioso, e lo è tuttora, è se il logo può essere qualcosa di condiviso, se può essere effettivamente un dia-logos.

Potremmo riprendere una citazione di Borges che ci permette di intravedere il valore del dialogo e come esso abbia influenzato la concezione del nostro mondo e dell'esperienza umana:

"Circa cinquecento anni prima dell'era cristiana, la cosa migliore che la storia universale abbia registrato si è verificata nella Magna Grecia: la scoperta del dialogo. Fede, certezza, dogmi, anatemi, preghiere, divieti, ordini, tabù, tirannie, guerre e glorie hanno travolto il globo; alcuni greci hanno assunto, non sapremo mai come, la singolare usanza della conversazione. Hanno dubitato, persuaso, dissentito, cambiato idea, rinviato. Forse sono stati aiutati dalla loro mitologia, che era come lo Shinto, un insieme sparso di vaghe favole e cosmogonie variabili. Quelle congetture sparse sono state la prima radice di quella che oggi chiamiamo metafisica, non senza pompa, metafisica. Senza quei pochi greci chiacchieroni, la cultura occidentale è inconcepibile".

Questo passaggio dal mito al logos, questa scoperta, propria di un evento non facilmente spiegabile ma i cui effetti sono di un'efficacia ineguagliabile, ha permesso all'uomo di uscire da una dinamica dominata da imposizioni impensate, da dogmi che si esprimono in guerre, in tabù, in tirannie come dice Borges. Il logos, come mediatore tra gli uomini, ha reso possibile che la parola fosse ancora più forte della violenza, che le decisioni dipendessero dal pensiero, e per l'emergere di questo, è necessario che gli uomini si preparassero a parlare, a sviluppare questa singolare abitudine di conversazione. Il dialogo presuppone la libertà di pensiero degli uomini per conversare, in modo che tra loro possa nascere qualcosa che in linea di principio non era particolare per ciascuno di loro, ma che viene raccolto tra di loro. Da qui l'origine del verbo legein che mette in azione il logos: raccogliere, riunire, cogliere; poter sviluppare il logos in dialogo permette di unire, raccogliere, riunire come frammenti di uno specchio scheggiato le parti che si disperdono a formare un cristallo più grande in cui tutti possono vedersi, riflettersi, pensare insieme.

Ma non solo si arriva al dialogo dopo aver ripercorso il mito, bensì ne siamo originari. In questa genealogia c'è il racconto biblico della Genesi. Quando Dio crea, lo fa attraverso la parola: in Genesi 1:26 "Allora Dio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza". Fino a quel momento Dio parla solo in prima persona, il testo biblico esprime che ogni giorno della creazione Dio dice e crea dalla luce ad ogni creatura, ma quando arriva il momento dell'uomo passa al plurale, e la storia indica che Dio non è solo nel momento della creazione dell'uomo, sta parlando con qualcuno, è, infatti, in dialogo. Siamo, quindi, figli non solo della parola, ma del dialogo, ed è questa forza del dialogo che ci rende a immagine e somiglianza di Dio.

Orbene, questa condizione di dialogo, della creazione per mezzo della parola e di raccolta con essa del logos, della ragione, presuppone un legame essenziale con ciò che non siamo. Il dialogo presuppone che ciò che sentiamo sia ciò che non è ancora in noi, che viene da fuori, ma che gli permette di risuonare in un altro dialogo, quello che abbiamo con noi stessi. Dall'altro viene quello che ci permette di riflettere su chi siamo, da quale eredità proveniamo e come ci appropriamo di essa per generare un destino. Le parole del filosofo Derrida sono qui utili:

"Se ereditare è riaffermare una comunicazione, non solo un attivo, ma anche un attributo da decifrare, noi siamo solo ciò che ereditiamo. Il nostro essere è eredità, la lingua che parliamo è eredità... Non l'eredità che abbiamo o che riceviamo, ma ciò che siamo, parte per parte".

È da quel patrimonio che veniamo e dobbiamo rispondere, non ad esso, ma al futuro. Non riceviamo questa eredità automaticamente, non si impone in alcun modo. André Malraux dice che l'eredità non viene ricevuta ma conquistata. Possiamo anche aggiungere che è conquistata nel dialogo con essa, dal presente al futuro. Il nostro presente, quindi, è un dialogo con noi stessi, ereditando la capacità di comunicare chi siamo e lanciando questo dialogo in avanti, aprendo altre istanze di eredità verso il futuro.

Ci può essere dialogo solo se si può prima conversare nella propria solitudine, nella riflessione, se si è riusciti ad abbandonare il proprio vanto, quello che Socrate chiamava catarsi, l'eliminazione della propria ignoranza attraverso l'incontro con l'altro. In questa costellazione del dialogo, la legge, come dicevano i greci, è quella dell'ospitalità: ricevere l'altro, colui che non è uguale, che non è identico, come qualcuno con cui si può condividere, con cui si eredita in comune.

Prima c'è stata la Parola, solo poi è venuto il silenzio, perché in essa la parola ritornasse, nella creazione del dialogo.

---

[1] Borges, Jorge Luis, In Dialog , p. 7. Ed. Sudamericano Buenos Aires, 1998.

[2] Derrida, Jacques, Ultrasonography of television , p. 41. Ed. Edeba. Buenos Aires, 1998.

©2013-2020 copyright @paramitalab | ParamitaLab Associazione di Promozione Sociale C.F. 94294030484 

mail: info.eu@paramitalab.com - WhatsApp +39 334 206 6723 | Note legali - Privacy & cookies policy

Sign in