La Domanda Funziona


Oggi sembra esserci un vuoto di possibilità per superare le difficoltà. Invece di porre i problemi in termini di deficit, proponiamo un intervento volto ad aprire un tempo di lettura come lavoro con l'Altro.

Un campo si costituisce quando un elemento interviene in un mezzo e riesce a modificare le proprietà di ciascuno degli elementi. L'introduzione di qualcosa di nuovo nel tutto, modifica le relazioni tra gli elementi perché agisce dall'esterno nelle coordinate più intime della situazione: cioè un elemento che si aggiunge e serve da supporto a qualcosa di nuovo che vuole emergere.  Ciò che emerge è la possibilità di produrre una domanda che permetta l'intervento. Pensare a come tale intervento si progetta porta al tavolo di conversazione quel know-how del lavoro con uno spirito transdisciplinare. 

Possiamo dire che c'è esperienza quando, nella rilettura, i confini si posano sugli angoli ciechi e, lì, qualcosa si trasforma; quindi si pensa in modo diverso. La sfida è quella di creare uno spazio disponibile per lavorare sulle domande, sulla pratica, per produrre poi una conoscenza per ogni singolarità del caso specifico. Un lavoro che non si limita alla sola condivisione delle letture sulle elaborazioni teoriche di ogni campo disciplinare, anche se questo è necessario. 


Soprattutto, siamo interessati a praticare questa conversazione. Una conversazione tra discipline è una costruzione che comporta l'idea di un'intersezione tra i discorsi, che invita il professionista coinvolto a setacciare il proprio oggetto di lavoro/ricerca. Questo pensiero non acquista il valore di un giudizio, ma di una narrazione da cui possono essere sollevati gli enigmi nella conoscenza di ogni disciplina. È proprio da questo punto di enigma che la costruzione della conoscenza può essere avviata in modo collettivo. Mantenere aperte le domande apre lo spazio necessario per articolare soluzioni rispetto alle idee che costituiscono un ostacolo, affinché avvenga qualcosa di nuovo in relazione a ciò che è fermo. 


Ci interessa pensare alla transdisciplinarità come un fatto discorsivo, è in questo senso che pensiamo alla conversazione come una pratica dove qualcosa può essere ri-orientato dalla sua messa in opera. Ci ricorda anche che, in una certa misura, la transdisciplinarità è andare oltre alle singole discipline, il che potrebbe essere di grande interesse in campo universitario, affinché  l'università sia un istituto di cultura globale che riunisca tutte le discipline e le trascenda rispondendo realmente al tema della conoscenza.  Rimane, dunque, la necessità di appellarsi alla spinta epistemofilica alla base di ogni ricerca, lasciando aperta la domanda sulle motivazioni della scelta dell'oggetto: quali sono le ragioni che portano ogni singolo individuo alla scelta del proprio campo disciplinare? Allora, allo stesso tempo, la domanda da porsi sarebbe cosa si attende un professionista o un ricercatore transdisciplinare?

La spinta transdisciplinare, come suddetto, sostiene la possibilità di andare oltre i confini di ogni disciplina, si avvicina al transdisciplinare chi ama la conoscenza, ama se stesso, l’umano e il mondo e si interroga sulla vita vivendola e praticandola. Una volta individuata la domanda, questo ci permette di aprire una discussione sul rapporto di ogni disciplina partendo da questa domanda . Ciò che sfugge, ciò che avanza, ciò che è escluso, ciò che non va o non cammina è proprio ciò che invitiamo a mettere sul tavolo di lavoro condiviso con diversi colleghi.

Sarà allora  che dalla pratica di una certa ignoranza la conversazione transdisciplinare può avere luogo? 

Una conversazione che mantiene aperte le domande e ci rilancia in questo doppio movimento: verso altre discipline, nella ricerca di nuove chiavi di lettura che diventano strumenti, e nel ri-orientamento del proprio campo disciplinare per immaginare e sperimentare qualcosa di nuovo rispetto a ciò che si presenta come un ostacolo.

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