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Una sfida di capacità, non solo di problemi


E se le crisi che affrontiamo —ecologiche, politiche, sociali— non fossero problemi separati ma pieghe di un unico tessuto? E se affrontarle richiedesse non solo nuove strategie ma nuove capacità di percepire, relazionarsi e rispondere?

ParamitaLab lavora in quell'intersezione. La nostra pratica —fare campo nel soggetto— crea le condizioni dove il singolare di ciascuno può emergere come differenza generativa che trasforma il collettivo.

Accompagniamo educatori, attivisti, artisti, comunità e istituzioni in processi dove la trasformazione non viene da soluzioni esterne, ma dal coltivare la capacità di risposta dalla complessità stessa.

Fare campo nel soggetto 


Creare le condizioni relazionali dove la singolarità di ciascuno —quel modo unico di abitare l'incompiutezza costitutiva— possa addivenire come differenza generativa che trasforma la trama collettiva, senza promessa di compiutezza ma con responsabilità etica di custodire l'apertura.

Lavoriamo in ambiti non terapeutici, dal sostegno relazionale. Chi facilita sostiene le condizioni e la direzionalità dello spazio da una funzione asimmetrica, ma non dirige né interpreta: accompagna ciò che emerge abitando la tensione del non sapere.

In quell'incognita condivisa si apre la possibilità di passare dalla reazione condizionata alla risposta singolare. Il valore non risiede in un'essenza preesistente, ma nella differenza che ciascun atto introduce nella trama condivisa, ampliando il comune.

Non lavoriamo in solitudine. La supervisione e l'intervisione sono essenziali: spazi dove chi accompagna elabora ciò che gli accade e cura l'etica dell'incontro.

Approccio: 
Quattro dimensioni intrecciate

Coltivare la capacità interiore di essere affetti, di rispondere, di stare aperti a ciò che il mondo ci comunica. Perché chi sperimenta profondamente risonanza con il mondo sarà naturalmente responsivo di fronte alle esigenze che quel mondo gli presenta.

Il fare non si separa dal pensare né dal sentire. La nostra pratica è incarnata: sosteniamo dispositivi dove la conoscenza emerge dall'incontro, dalla sperimentazione condivisa, dall'atto concreto in contesti relazionali vivi.

Lavoriamo con i gruppi perché la trasformazione avviene a partire dal tessuto relazionale: ogni singolarità che emerge nello spazio condiviso modifica la trama che la sostiene. Il gruppo è lo spazio vivo dove il singolare e il collettivo si co-costituiscono.

La riflessione non è unicamente posteriore alla pratica: nominiamo ciò che accade, elaboriamo ciò che emerge, concettualizziamo dall'esperienza vissuta. Riflessione nell'azione e riflessione sull'azione si intrecciano e producono saperi distinti e complementari.


Fondamenti:

Quattro registri che respirano insieme

Questi quattro aspetti —coltivazione, pratica, il relazionale e riflessione— non sono fasi sequenziali ma dimensioni intrecciate. Si dispiegano attraverso quattro registri che sostengono un doppio movimento: creare le condizioni dove ogni singolarità trova la sua voce e ogni incontro rivela qualcosa che nessuno portava da solo.

L'essere umano nasce in relazione. Fin dall'inizio, la sussistenza dipende da un altro che riceve, alimenta, sostiene. Le tracce di quei legami primari strutturano il modo in cui stabiliamo la nostra unione con ciò che trascende e dura. Siamo, fin dall'origine, esseri relazionali.

Per questo la trasformazione non avviene "nei" soggetti in modo isolato, ma nello spazio relazionale condiviso. La nostra pratica coltiva la capacità di essere affetti insieme —di trovarci in quello spazio dove la risonanza reciproca può riconfigurare come percepiamo, ci relazioniamo e rispondiamo.

Lavoriamo con la complessità del soggetto in tre dimensioni: il Simbolico (il linguaggio e la cultura che ci costituiscono), l'Immaginario (desideri, proiezioni, identificazioni) e il Reale (ciò che resiste alla simbolizzazione e ritorna).

Il soggetto non è un'entità unificata e trasparente a se stessa. È costituito dal linguaggio, attraversato da dimensioni che non controlla completamente. Questa incompiutezza non è un difetto da riparare, ma l'apertura da cui può emergere qualcosa di nuovo.

Lavoriamo con questo iato costitutivo —lo spazio dove il soggetto non coincide totalmente con se stesso— come il luogo generativo da cui può addivenire una risposta singolare, non automatica.

Ogni essere vivente porta in sé una tendenza a persistere, crescere ed espandere la sua capacità di agire nel mondo. La nostra pratica cerca di creare le condizioni affinché quella forza vitale possa manifestarsi, affinché ogni soggetto possa dispiegare la sua potenza in modo più pieno.

Benché sia così, il soggetto umano non è un'entità chiusa e autonoma. Ex-siste: è sempre già nel mondo, costituito dal linguaggio, decentrato da sé. Questa comprensione —che il soggetto non possiede pienamente se stesso— attraversa tutta la nostra pratica.

Lontani dal lavorare dall'illusione del soggetto sovrano che si conosce e controlla pienamente, operiamo dal riconoscimento che il soggetto addiviene in relazione, nel linguaggio, nell'incontro.

Sosteniamo la bontà di base: il potenziale inerente in ogni essere di muoversi verso la coerenza, la compassione e l'espressione creativa. E confidiamo che quel potenziale possa dispiegarsi quando si sostengono le condizioni affinché l'incompiutezza divenga apertura generativa.

Pratichiamo la politica creando spazi ecosistemici, riconoscendo che la trasformazione richiede più della rappresentazione; richiede una costruzione collettiva genuina. Valorizziamo ogni soggetto per la differenza che la sua forma singolare di rispondere introduce nel comune.

Si tratta di un'etica dell'atto: senza garanzie, con la piena responsabilità di sostenere le condizioni in cui ogni singolarità può manifestarsi come una differenza che amplia l'ordine del possibile e trasforma la trama collettiva.

Siamo pienamente consapevoli che siamo appena strumenti di una decisione collettiva, ma assumiamo pienamente i doveri e le responsabilità che ciò comporta. Non c'è contraddizione tra riconoscerci portatori di qualcosa che ci eccede e rispondere con totale responsabilità: proprio perché ogni atto concreto risponde a un'intenzione collettiva, esige il massimo impegno e la maggiore attenzione etica.

Chi siamo


In ParamitaLab, i progetti si muovono come onde che si propagano da una pietra lanciata nell'acqua tranquilla: si estendono verso l'esterno, danno forma a nuove possibilità e poi ritornano con idee che informano ciò che verrà dopo. Altre volte, iniziano una deriva che si trasforma in qualcosa di completamente nuovo, che non ci appartiene più, che acquista vita propria e che non è più nostro, che lasciamo andare con gratitudine.

Lavoriamo con una struttura basata su progetti ispirata al comportamento degli stormi di uccelli, in cui la leadership emerge in forma organica secondo il contesto e l'esperienza, invece di essere basata su ruoli fissi.


Equipe


Marina Seghetti

Direzione

Luna Villalba

Operazioni

Paolo Stollagli

Progetti ESC

Alejandra Santini

Referente per l'Argentina

L'atto di articolare il possibile non è mai solitario, ma un tessuto collettivo formato da molti fili.